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Gent.ma Sig.ra S*****lla,

Le scrivo per chiederle di aumentare il canone d’affitto che Lei percepisce dall’immobile che attualmente occupo. Se, infatti, in questi primi anni, avevamo avuto l’impressione che 750 euro mensili potessero risultare eccessivi per siffatta casa sita in zona Stazione Tiburtina, oggi mi trovo costretta a ricredermi. Prendiamo l’ingresso, come primo esempio: entrando in casa, ho proprio oggi notato l’eco dei miei tacchi sul pavimento, segno evidente di uno spazio ampio proprio degli androni di quelle antiche case signorili che puntavano su una prima impressione di possidenza ed opulenza, già subito oltre la soglia. La cucina: abitabile è dir poco! Oggi, per esempio, ho chiuso il tavolo a consolle che eravamo soliti usare per mangiare, addossandolo al muro. E’ proprio vero che quando si è presi da mille cose non si nota ciò che si ha: ora che non riesco ad inghiottire un boccone e lascio inutilizzati fornelli e lavandini, scopro che questa è una signora stanza, sprecata così riempita di inutili elettrodomestici. E la camera: a dir poco immensa! Chilometri quadrati di letto, un armadio pieno solo a metà, spazi vuoti che non hanno ragione d’essere. Si immagini che, per qualche motivo, in bagno ci sono due asciugamani, tanto sembrava un peccato lasciarlo così poco arredato. Insomma, gent.ma sig.ra S*****lla, Le chiedo davvero di aumentarmi l’affitto. Ma tanto, proprio di tanto. Così che non ce la faccia ad arrivare a pagarlo, prenda con me una piccola borsa e lasci queste mura con tutti i loro ricordi. 

Cordialmente
                          Valeria Biotti

Pubblicato il 20/3/2007 alle 8.32 nella rubrica Diario.

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